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giovedì 2 ottobre 2008

Cosa succede al tuo corpo quando bevi una Coca-Cola?



Vi siete mai meravigliati del fatto che dopo aver bevuto la Coca-Cola vi viene da sorridere? il motivo è che… vi sballa! Hanno tolto la cocaina dalla bevanda quasi un secolo fa. Sapete perché? Era ridondante.

* Nei primi 10 minuti: 10 cucchiaini di zucchero colpiscono il tuo organismo (100% della razione giornaliera raccomandata). La reazione immediata a questa dolcezza così eccessiva sarebbe il vomito ma ciò è impedito dal fatto che l’acido fosforico diminuisce il sapore permettendoti di mantenere la bibita nello stomaco
* 20 minuti: la tua glicemia schizza in alto causando un massiccio rilascio di insulina. Il tuo fegato risponde trasformando tutto lo zucchero che può “catturare” in glicogeno (zuccheri di riserva per il corpo) e grasso.
* 40 minuti: la caffeina è stata assorbita completamente. Le pupille si dilatano, la pressione del sangue aumenta e come risposta il tuo fegato rilascia altro zucchero nel sistema circolatorio. I recettori cerebrali dell’adenosina si bloccano per prevenire la sonnolenza.
* 45 minuti: il corpo aumenta la produzione di dopamina stimolando il centro del piacere del cervello. E’ lo stesso meccanismo di azione della cocaina…..
* >60 minuti: l’acido fosforico lega il calcio, il magnesio e lo zinco nell’intestino, causando un ulteriore spinta al metabolismo. Inoltre le alte dosi di zucchero e la dolcezza artificiale aumentano l’escrezione urinaria di calcio.
* >60 minuti: le proprietà diuretiche della caffeina entrano in gioco. E’ ora assicurato che con le urine verranno eliminati il calcio, il magnesio e lo zinco che erano in realtà destinati alle ossa, oltre al sodio, a vari elettroliti e all’acqua.
* >60 minuti: dopo l’eccitazione iniziale si avrà un crollo della glicemia. Potresti diventare irritabile e/o apatico. Avrai anche eliminato con le urine tutta l’acqua presente nella bibita, ma non prima di averla infusa con preziosi nutrienti che il tuo corpo avrebbe potuto usare per scopi fondamentali: idratare i tessuti, rafforzare le ossa e i denti.

Tutto questo sarà seguito nelle prossime ore da un crollo della caffeina. Ma….fatti un altra Coca-Cola, ti farà sentire meglio.

martedì 30 settembre 2008

Il freddo e la solitudine



Uno studio dell'Università di Toronto (Canada), guidato dal dott. Chen-Bo Zhong e pubblicato sulla rivista “Psychological Science”, ha evidenziato una correlazione tra la solitudine e le sensazioni corporee legate alla temperatura.
Più specificamente, i ricercatori hanno constatato che le persone sole tendono a sentire freddo, in una misura superiore a quella che è la reale temperatura di un ambiente chiuso o esterna.
L'isolamento sociale, l'emarginazione, l'esclusione dalla vita altrui, infatti, fa scendere la colonnina di mercurio nelle nostre percezioni sensoriali e psicologiche.
Al contrario, chi ama la compagnia e ha sempre inviti dagli amici è portato a sentire dentro e attorno a sé più calore.
La ricerca scientifica canadese ha considerato un gruppo di 65 studenti suddivisi in due gruppi: a uno è stato chiesto di ricordare un episodio in cui ciascun partecipante si era sentito socialmente escluso; all'altro, viceversa, è stato chiesto di raccontare un'esperienza di inclusione sociale, ovvero situazioni in cui ci si era sentiti accettati dal gruppo. Con una scusa, a ognuno è stato chiesto di valutare la temperatura nella stanza. Ebbene, le stime variavano da 12 a 40 gradi centigradi, ed erano di gran lunga più basse nel gruppo che aveva ricordato episodi di emarginazione sociale. Ma non è tutto. In un secondo esperimento, condotto stavolta su 52 studenti, il campione era alle prese con un gioco al pc in cui veniva simulato un gioco con la palla. Alcuni venivano sistematicamente esclusi, non ricevendo mai il pallone dai compagni. Successivamente ai volontari è stato chiesto di mangiare o bere qualcosa, e di scegliere tra bevande e alimenti caldi e freddi, ad esempio cracker, caffè, frutta, zuppa calda. Ebbene, quelli che si erano sentiti esclusi nella simulazione al pc tendevano a scegliere vivande e bibite calde, quasi a voler compensare la sensazione di freddo percepita a causa dell'esclusione subita. Mentre gli altri optavano prevalentemente per alimenti e bevande freddi o a temperatura ambiente. "Potrebbe essere per questo motivo - spiega Zhong - che da sempre utilizziamo la metafora del freddo e del gelido quando parliamo di emarginazione ed esclusione sociale". Questi risultati, secondo gli autori, potrebbero aprire nuove strade nello studio e nella cura della depressione.

Come se la solitudine e lo stress non avessero già abbastanza effetti dannosi e spiacevoli, si è constatato in vari studi che queste condizioni di vita favoriscono l'insorgenza dell'influenza e di altre malattie.
Massimo Biondi, medico della Clinica Psichiatrica dell’Università La Sapienza di Roma, ha condotto una ricerca sulla vulnerabilità agli agenti patogeni delle persone stressate e sole, in collaborazione con la Clinica delle malattie infettive di Roma.
Afferma il dott.Biondi: “Fondamentale è il virus, ma anche le difese dell'organismo, indebolite da questi fattori (stress, frustrazione e solitudine, ndr). Sotto accusa anche il ridotto supporto sociale: tanti amici e passare bene il tempo libero funzionano da 'vaccino'''.
L'esperto ricorda uno studio britannico sulle persone che assistono i malati di Alzheimer: anche loro si ammalano più' della media, e rispondono male al vaccino. Ma dal rischio influenza legato allo stress ci si può' difendere. Fra gli antidoti suggeriti dall'esperto: ''sentirsi attivi, evitare di rimuginare in continuazione, andare incontro agli altri e mantenere viva una rete di rapporti''. Ma anche, di tanto in tanto, nutrirsi di ricordi positivi. ''I bei ricordi sono nella vita di ognuno di noi -spiega Biondi- e rievocarli e' sicuramente di aiuto''. Inoltre, bisogna imparare ad accettare l'inevitabile e ad agire, ''perché questo fa sentire meno passivi''.
fonte: italia salute

domenica 28 settembre 2008

Una buona colazione contro l'obesità


L'importanza di una buona e sana prima colazione è da tempo sottolineata dai nutrizionisti, tuttavia molti genitori italiani sono abituati a combattere con la ritrosia dei propri figli a iniziare bene la giornata con un pasto completa. La fretta, il sonno, le cattive abitudini alimentari rappresentano pericolosi avversari per la salute dei bambini e bisogna vincerli con molta buona volontà e fantasia.
I nutrizionisti italiani si sono riuniti a Verona per il convegno internazionale “Nutrition and metabolism in children”, patrocinato da: ECOG (European Childhood Obesity Group), SIO (Società Italiana dell’Obesità), SIP (Società Italiana di Pediatria), SIEDP (Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica), Società Italiana di Nutrizione Pediatrica, FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri), ANDID (Associazione Nazionale Dietisti).
Tutti gli scienziati dell'alimentazione presenti hanno sottolineato l'importanza della prevenzione per arginare il fenomeno dell'obesità, che coinvolge circa 4 milioni di italiani.
La profilassi di questa vera e propria patologia va iniziata fin dai primi anni di vita dell'individuo, visto che un bambino su tre è in sovrappeso e 1 su 10 è obeso[, avendo il 40% di possibilità di restare tale anche da adulto.
È a questo punto che si può intervenire grazie all'aiuto del primo pasto della giornata.
“Un recente studio (pubblicato sulla rivista “Pediatrics”,ndr) – commenta Claudio Maffeis Professore Associato di Pediatria presso l'Università di Verona - dimostra che la frequenze del consumo di colazione è associabile, in modo inversamente proporzionale, al BMI (Body Mass Index, cioè Indice di Massa Corporea, ndr). Ovvero, indipendentemente da altri fattori quali l’età, il sesso, la razza, le condizioni socioeconomiche e l’attività fisica, tanto più frequentemente si consuma la colazione tanto più basso è il rischio di eccesso ponderale”.
Lo studio è stato realizzato nell'università del Minnesota, negli Stati Uniti, dai dottori Maureen T. Timlin, Mark A. Pereira, Mary Story e Dianne Neumark-Sztainer, nell'ambito del progetto EAT (Eating Among Teens – l'alimentazione durante l'adolescenza). I ricercatori hanno considerato il cambiamento di peso corporeo in 5 anni in 2216 adolescenti, riscontrando che, al netto di fattori quali l'età, la razza, lo status socioeconomico, il tempo a disposizione e altre variabili, esiste una proporzione inversa tra il consumo regolare della prima colazione e la tendenza ad ingrassare.
Purtroppo, in Italia, l’abitudine al pasto mattutino è scarsa, come conferma una recente ricerca Eurisko da cui emerge che oltre 8 milioni di persone (17%) saltano la colazione. A questa percentuale va a affiancarsi il 15% di chi consuma solo un caffè e il 18% di chi fa colazione frettolosamente al bar.
Altro fattore determinante per una sana colazione è il tempo: il 46%dei nostri connazionali le dedica meno di 10 minuti.
“I numeri dell’obesità –prosegue Maffeis- sono vistosamente in crescita. Il primo passo si fa a tavola a partire dal mattino”.
Un appello quindi a grandi e piccini a prendere la sana abitudine della prima colazione, dedicando tempo alla propria famiglia, alla propria salute e all'educazione nutrizionale dei figli.
Continua l'esperto: “L’introduzione dei cereali pronti per la prima colazione è corretta dal punto di vista nutrizionale, soprattutto se associati al consumo di latte e frutta, perché consentono un corretto apporto di carboidrati e di fibre, garantendo al tempo stesso l’introito di micronutrienti importanti come ferro, calcio, vitamina B6, B12 etc.”.

L'indagine e l'allarme di Altroconsumo
L'associazione dei consumatori Altroconsumo “rompe le scatole”, andando in controtendenza e mettendo in guardia le famiglie italiane: i cereali per la prima colazione dei ragazzi contengono zuccheri (33% con punte sino al 42%), grassi (sino al 14%) e sale in percentuali molto alte. Troppo per essere presentati come l’alimento sano per il primo pasto della giornata. Ed è così in tutti i mercati, dall’Australia alla Danimarca, dal Perù alle isole Fiji, passando per Russia e Corea del Sud.
Lo dimostra un test comparativo realizzato in 32 Paesi dalle associazioni indipendenti di consumatori aderenti a Consumers International: per l'Italia l'ha svolto Altroconsumo verificando 20 cereali per la prima colazione dei ragazzi, dai prodotti di marca (Kellogg’s, Nestlé) a quelli con marchio della catena di distribuzione (Auchan, Carrefour, Conad, Coop, Esselunga, Eurospin, Lidl, Standa). Dal test emerge anche che ben l’80% dei venti campioni considerati inserisce slogan nutrizionali in bella vista sulle confezioni: le scritte esaltano solo la presenza di vitamine e ferro, elementi nutritivi marginali in questo tipo di prodotto. Anche le etichette andrebbero riviste: le GDA, cioé i valori giornalieri di riferimento, che dovrebbero suggerire quantità di energia e nutrienti per porzione di prodotto rispetto alla quantità da assumere giornalmente, sono riferiti a dosi raccomandate per adulti, non per bambini.
Tra i 6 e i 9 anni i bambini sovrappeso o obesi in Italia, come già detto, sono quattro su 10, un primato in Europa. Il 25% dei bambini obesi è già a rischio di malattie cardiovascolari. L’obesità non è una questione estetica, ma medica. Con possibili sviluppi come diabete, rischi cardiaci, tumori.
Altroconsumo ritiene che i prodotti meno salutari siano spinti aggressivamente grazie a messaggi rassicuranti, personaggi dei cartoons, gadget. Nel 20% dei prodotti del test, infatti, sono stati inseriti regali, spesso collezionabili. Per non parlare di Asterix e Obelix, tigrotti sorridenti e api svolazzanti sulle confezioni.
Altroconsumo a partire da oggi lancia per l’occasione la campagna pubblicità che ingrassa, contro le abitudini alimentari scorrette e il marketing aggressivo rivolto ai più piccoli. La campagna si articola attraverso una petizione sul sito www.altroconsumo.it, per chiedere al Governo italiano di adottare paletti e regole per arginare il bombardamento di messaggi verso i minori.
L’auto-regolamentazione dell’industria su questo fronte non è più sufficiente. Consumers International s’impegna affinché l’OMS adotti entro il 2009 un Codice di condotta sul marketing degli alimenti e delle bevande non alcoliche rivolto ai minori. Sul sito è consultabile il test sui cereali e il cartone animato creato per la campagna.
fonte: italia salute

venerdì 26 settembre 2008

Il Colesterolo





Al solo menzionare la parola "colesterolo” si finisce per creare terrore e preoccupazione. Probabilmente si tratta di una delle sostanze più comunemente fraintese che invece è presente normalmente nel corpo. Tra le varie funzioni svolte dal colesterolo vorrei elencarne alcune:

1. E’ un costituente degli ormoni ipofisari, adrenalinici e gonadali.
2. E' convertito in vitamina D in seguito all'esposizione alla luce ultravioletta proveniente dal sole.
3. Agisce come conduttore degli impulsi nervosi.
4. E' presente in ogni cellula del corpo e aiuta a regolare lo scambio di sostanze nutritive e prodotti di scarto attraverso la membrana cellulare.
5. E'un costituente della bile necessario per l'emulsione dei grassi.

Inoltre non dobbiamo dimenticare che:

1. Meno colesterolo traiamo dai cibi, più ne viene prodotto dal corpo.
2. Più colesterolo traiamo dai cibi, meno ne viene prodotto dal corpo.
3. Il maggiore innalzamento dei sierocolesterolo si verifica dopo l'ingestione eccessiva di carboidrati e non dei grassi.
La limitazione nel consumo dei cibi contenenti colesterolo come burro e uova, in effetti ha ben poco a che vedere cop il livello di colesterolo.

Alcuni ordini religiosi il cui credo assicura un completo regime vegetariano hanno gli stessi livelli di colesterolo alto e basso, come nell'individuo medio consumatore di carne. Gli studi condotti su alcune tribù primitive che consumano enormi quantità di colesterolo nel loro normale regime alimentare hanno mostrato che queste hanno livelli molto bassi di sierocolesterolo. Altri studi condotti su individui che avevano alti livelli di colesterolo messi a un regime molto limitato, hanno dimostrato che per ogni 100 unità di colesterolo eliminate dalla dieta il livello nel sangue scendeva solo di tre unità. Tutto ciò testimonia che non esiste una relazione diretta, fondata su una base solidamente scientifica, tra il consumo di colesterolo e i livelli di colesterolo nel sangue.

Il colesterolo e l'arteriosclerosi
Se il consumo di colesterolo nella dieta non fa innalzare il colesterolo, allora come avviene questo innalzamento? E' risaputo che il colesterolo è presente nelle malattie che interessano i vasi sanguigni come nel caso dell'arteriosclerosi. Come e perché il colesterolo è giunto fino lì?

Innanzitutto vorrei evidenziare che:

1. Le placche ateromatose riscontrate sulle pareti delle arterie nell'arteriosclerosi contengono non solo colesterolo, ma anche fibrine, collagene. minerali, trigliceridi e fosfolipidi oltre ad altre cellule cementificanti che tengono il tutto insieme. Perché allora si è accusato solo il colesterolo?

2. l livelli di colesterolo nel sangue sono pressoché identici sia negli uomini che nelle donne, tuttavia il tasso di malattia coronarica è molto più alto negli uomini.

3. Che i livelli di colesterolo non continuano ad aumentare in modo apprezzabile dopo i 50 anni, mentre il tasso di malattia coronarica aumenta notevolmente.

4. Uno studio ben controllato in cui tutti i pazienti avevano alti livelli di colesterolo ha dimostrato che quando il gruppo è stato diviso e il 50% ha visto ridotti i livelli di colesterolo nel sangue per mezzo delle medicine, il tasso della malattia cardiaca è rimasto invariato in entrambi i gruppi. Diciotto persone dei due gruppi avevano seri problemi arteriosclerotici, anche se un gruppo aveva livelli di colesterolo normali.

Si è giunti alla conclusione che non esiste una relazione scientifica tra i livelli di colesterolo nel sangue e la malattia che colpisce i vasi sanguigni. Sono troppe le variabili da considerare ed è piuttosto facile misurare il colesterolo nel sangue e spesso trovarlo elevato, ciò non permette però di trarre delle conclusioni. Sarebbe un po' simile alla situazione in cui voi foste un cliente in un negozio derubato. Poiché eravate nel negozio sarebbe troppo facile affermare che voi eravate il ladro. Finireste per gridare che non eravate l'unico nel negozio, che erano presenti anche altri.
Inoltre pensate che le placche ateromatose presenti sulle pareti arteriose in caso di arteriosclerosi, appena formate non contengono affatto colesterolo. Il componente principale sembrano essere le fibrine.

L’esercizio è la risposta?
Sono stati condotti numerosi studi il cui obiettivo fondamentale sembrava indicare che l'esercizio è un fattore preponderante nella prevenzione della malattia che colpisce i vasi sanguigni.
Tra i tanti studi vorrei ricordare quello condotto al St. Mary's Hospital di Londra su pazienti che seguivano varie diete. Un gruppo è stato trattato con olio di mais ed ha mostrato una diminuzione nei livelli di sierocolesterolo, tuttavia una maggiore frequenza di attacchi cardiaci rispetto a coloro che seguivano una dieta normale.
Il vero significato dell'episodio è spiegabile nel fatto che un aumento di acidi grassi insaturi nel sistema fa aumentare il bisogno di vitamina E, che agisce come antiossidante e previene la formazione di perossidi, un sottoprodotto tossico del metabolismo degli oli volatili. La presenza eccessiva di perossidi nel flusso sanguigno apporta problemi come l'anemia emolitica, le convulsioni, la debolezza cardiovascolare e danni al DNA per la presenza dei perossidi radicali liberi.

Queste affezioni sono state evidenziate nel programma spaziale quando gli astronauti testati per le modificazioni fisiche dovute all'assimilazione dell'ambiente spaziale hanno manifestato tali sintomi. Cercando di determinarne le cause, un ricercatore ha avvertito che l'alto contenuto di ossigeno faceva aumentare la formazione di perossido dagli acidi grassi insaturi presenti nel corpo. Poiché la formazione di perossido è normalmente prevenuta da un'adeguata quantità di vitamina E presente nel flusso sanguigno, si è ritenuto opportuno aggiungere vitamina E alla dieta degli astronauti con una conseguente cessazione dei sintomi.

Come tutto ciò si lega a una diminuzione del colesterolo in seguito all'uso di olio di mais e a un aumento della malattia coronarica? I perossidi tossici possono essere gli agenti chimici che hanno irritato le pareti dei vasi sanguigni e hanno determinato una situazione di emergenza richiedendo la presenza delle fibrine o delle proteine dei sangue, per proteggere le arterie. E' possibile che nel processo che avviene in quella particolare zona dei corpo i grassi del sangue, trigliceridi e colesterolo, i minerali in soluzione incluso il calcio e altre sostanze presenti nel sangue siano stati coinvolti formando le placche ateromatose.
Tale teoria è ulteriormente confermata dalle autopsie che mostrano come i vasi sanguigni non siano universalmente bloccati, bensì esistano delle placche.

Un ricercatore ha evidenziato che le anormalità che si verificano all'interno dei vasi sanguigni provocando correnti "a mulinello” possano spiegare anche la mancanza totale di arteriosclerosi.
Queste "correnti a mulinello” potrebbero creare un effetto di irritazione o assottigliamento che comunque provoca un accumulo di fibrine in quella zona nel tentativo da parte del corpo d fortificare la parte.
Alcuni scienziati sono giunti alla conclusione che le placche ateromatose si formano solo dopo la presenza di alcuni tipi di danni e modificazioni arteriose che si verificano nella parete dei vaso da una cellula normale a una anormale.
Attualmente i fattori pericolosi possono raggrupparsi nella categoria:

1. Dei veleni chimici che includono le tossine presenti nelle sigarette e nelle alte concentrazioni di monossido di carbonio dovute all'inquinamento e in modo particolare ai tubi di scappamento delle automobili.
Si sospetta anche il cadmio che è presente comunemente nel caffè e nel tè. Lo zinco protegge contro gli eccessi di cadmio, quindi se doveste bere 5 o più tazze di tè o caffè aumentate anche le riserve di zinco.
Un altro gruppo di sostanze chimiche viene dal colesterolo ossidato all'esterno dei corpo (come nel fritti, o nelle sostanze precotte).

2. Delle Infezioni Virali che si moltiplicano a tasso astronomico e possono apportare gravi problemi all'individuo che non possiede l'adeguata resistenza.

3. Dei fattori fisici, come la pressione alta, i raggi x, gli apparecchi elettronici come la televisione.

Le varie teorie
Le teorie proposte sono innumerevoli da quella del Dr. Oster in base alla quale il tasso di malattia cardiaca è proporzionato alla quantità di latte pastorizzato consumato, in quanto il processo della pastorizzazione permette all’enzima chiamato xantina ossidase di entrare nel flusso sanguigno e distruggere quei chimici che normalmente proteggerebbero le arterie cardiache, alla teoria in base alla quale la mancanza di vitamina B6 sarebbe in grado di provocare seri danni alla struttura cellulare.
La più logica spiegazione dell'arteriosclerosi è la teoria dei radicali liberi, una sorta di bomba che attacca il DNA di una cellula creando un'alterazione genetica che produce una crescita non maligna nella parete arteriosa in grado di provocare un notevole mutamento della membrana interna dei vaso sanguigno, apportando un accumulo di minerali, grassi e altre sostanze presenti nel sangue.

Secondo li dr. Constance Spittle la vitamina C aiuterebbe notevolmente a prevenire la manifestazione dell'arteriosclerosi. Sebbene non sia completamente d'accordo con questa teoria sono convinto che la vitamina C svolga un'azione protettiva sul sistema cardiocircolatorio e probabilmente funziona come trasportatore di colesterolo al fegato.
Alcuni individui sono stati messi a regime ristretto, eliminando zucchero e farina raffinata e svolgendo esercizio quotidiano.
Il programma sembra funzionare, tuttavia credo che non sia la presenza di pochi grassi ad avere apportato i benefici quanto l'eliminazione dello zucchero e la partecipazione al programma di esercizi quotidiana.

Ma la dieta non ha niente a che vedere con l'arteriosclerosi?
Non intendo dare l'impressione che la dieta non abbia nulla a che vedere con l'arteriosclerosi, sono piuttosto a favore di una dieta ricca di proteine e di fibre, povera in carboidrati e media in grassi per creare quella resistenza necessaria all'interno dei corpo per opporsi all'arteriosclerosi.
Del resto alcune situazioni mi hanno portato alla conclusione che una dieta ricca di grassi insaturi può essere altrettanto dannosa di una dieta povera di grassi.
L'esperienza ci dice che la moderazione è il cammino migliore da percorrere in cerca della salute.
Certe abitudini sono incompatibili con la salute come per esempio il consumo di alcol che è stato scientificamente dimostrato
Naturalmente non tutti gli alimenti sono compresi nella categoria, tuttavia uno studio degli esempi sarà sufficiente per mostrare Il tipo di cibo necessario per ottenere risultati migliori.

Cibi consigliati

1. Tutti l tipi di ortaggi e verdure tra cui asparagi, zucche, cavoli, pomodori, cavolfiori, carote, rape, patate, sedano, broccoli, lattuga, piselli, germogli.

2. Tra le carni sono da preferire il vitello, il manzo, l'agnello, il pesce.

3. Tra i cibi fermentati i formaggi magri.

4. Tutti i tipi di frutta, succhi di frutta e succhi vegetali, sono accettabili.

5. Noci e semi oleosi sono preferibili allo stato crudo e non salati.

6. Le fibre contenute nella crusca, nel riso, nella farina d'avena, nella pectina.

Cibi sconsigliabili:

1. Le farine lavorate e i prodotti che le contengono come il pane bianco, i cracker, la pasta, i biscotti, i dolci.

2. l prodotti contenenti lo zucchero raffinato come i dolci e le caramelle.

3. La carne lavorata degli hamburger e delle salsicce.

4. Le combinazioni zuccheri/proteine come nei gelati, milk shake, carne/dolci, frutta o succhi di frutta/carne, uova, formaggio.

Come avrete notato la dieta suggerita predilige le verdure e la frutta, le carni magre, è ricca di minerali e soprattutto di potassio, di fibre che svolgono una funzione purificatrice all'interno dell'intestino.
La nostra dieta intende eliminare soprattutto le cosiddette "calorie vuote" permettendo così una eccellente influenza-normalizzante sul peso.
Da preferire, comunque, tutte le sostanze naturali che possono essere consumate come tali e in modo particolare i pomodori o il succo di pomodori e il cavolo crudo. Il metodo che raccomandiamo più che essere seguito ciecamente dove essere soprattutto compreso perché incoraggia il consumo di una grande varietà di sostanze che possono essere scelte con maggiore libertà senza essere vincolati al classico menu-tipo e permette, quindi, una maggiore soddisfazione nel selezionare liberamente cosa mangiare.

Dr. Kurt Donsbach

mercoledì 24 settembre 2008

La truffa del formaggio avariato


La truffa del formaggio avariato... nel grattugiato finivano gli scarti

Indagine su un gruppo di aziende che lavorava per i grandi marchi Compravano pezzi già scaduti, a prezzi stracciati, per poi "ripulirli"


Quando gli uomini della Guardia di Finanza trascrivono le intercettazioni, quasi non credono alle loro orecchie.

Chi è il rappresentante legale e amministratore unico dell'azienda che ricicla formaggi avariati e scaduti?

Semplice, l'ex comandante della stazione dei carabinieri.

E chi certifica, passando a bere un caffè, che è tutto a posto, nonostante le celle frigorifere trabocchino di tonnellate di merce con dentro insetti, larve, escrementi e carcasse di topi, muffe, pezzi di plastica? Semplice: il veterinario dell'Asl.

È talmente disinvolto, il medico, con i banditi della tavola, da "dimenticarsi" i timbri dell'Asl di Piacenza - dov'è tuttora tranquillamente in servizio - in un cassetto della scrivania, nell'ufficio contabilità del caseificio. E così da controllore è diventato controllato. C'è anche lui nel fascicolo con cui la Procura piacentina (pm Antonio Colonna) scrive ora una nuova e ricca pagina nell'inchiesta sui formaggi avariati avviata due anni fa dai colleghi di Cremona (pm Francesco Messina).


Lo scenario ricostruito dagli investigatori è inquietante. Decine di tonnellate di scarti di formaggio piene di schifezze ritirate da grosse aziende (Granarolo, Ferrari Giovanni industria casearia, Zanetti) e mischiate a prodotto fresco: un sistema collaudato con cui la DELIA, stabilimento a Monticelli D'Ongina, sede legale a Milano in piazza IV Novembre, riesce a piazzare sul mercato italiano e europeo il suo prodotto finito. Che vuol dire soprattutto: formaggio grattugiato. Come? Vendendolo a aziende che lo confezionano in buste a marchio "Galbani", "Ferrari", "Medeghini", solo per citarne alcuni. O direttamente al cliente finale, come nel caso di "Biraghi" o "Prealpi".

Il giro è enorme, e abbraccia mezza Europa (Spagna, Austria, Germania, Francia, Belgio). Una ventina di milioni di euro il volume d'affari della società, collegata a altre tre aziende di cui due con sede a Barcellona (Compinque S. L. e Quederlac S). Sono tutte riconducibili a Alberto Aiani, cinquantatreenne di Casalbuttano. Il paese in provincia di Cremona dove l'ex ufficiale dell'Arma Francesco Marinosci, pugliese di Francavilla, cremonese d'adozione, - prima di darsi al formaggio e diventare socio di Aiani nella DELIA - dirigeva la stazione dei carabinieri. Ieri usava l'utilitaria in dotazione, guadagnava un moderato stipendio. Oggi gira in Jaguar e, si capisce, ha implementato le sue entrate.

Con Aiani e un'impiegata dell'azienda - per ora sono denunciati - Marinosci dovrà rispondere del reato di adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari con rischio di danno per la salute pubblica. Ma c'è dell'altro. Sulle triangolazioni pericolose con cui DELIA acquistava "merda" - termine usato dai truffatori per indicare il prodotto avariato, dalle intercettazioni del primo troncone di inchiesta condotta dalle fiamme gialle guidate dal comandante Mauro Santonastaso - il compito di vigilare, si fa per dire, spettava a un veterinario dell'Asl piacentina: Luciano Dall'Olio (falso e abuso d'ufficio). Il medico non è esattamente un guardiano scrupoloso.

Di più: alla DELIA in pratica si autocertificano. Con il timbro del competente servizio veterinario. Per ricomporre il quadro che emerge dalle pieghe dell'inchiesta non c'è bisogno di aggiungere molti altri tasselli. Né confortano le "spigolature" venute alla luce nel corso delle indagini (già arrestate quattro persone, sigilli alla Tradel di Casalbuttano, la prima azienda "riciclona" del siciliano Domenico Russo). Per esempio: possibile che il legale di Andrea Chittò, veterinario dell'Asl di Cremona, anche lui accusato di reggere il gioco dei truffatori e sospeso dal servizio, nella memoria difensiva produca la testimonianza del comandante dei Nas di Cremona, Raffaele Marongiu?

In Procura ormai ne sono convinti: il sistema della truffa del formaggio avariato ha continuato e continua a funzionare grazie alla connivenza-complicità di chi dovrebbe controllare e però si fa chiudere gli occhi. Così la "pattumiera" funziona a pieni giri: ritira roba scaduta e marcita, e la ripulisce sotto forma di formaggio fuso che poi viene fatto raffreddare e venduto in panetti (delimix) alle grosse aziende.

Il prodotto finisce nelle grattugie. Si ottiene il lavorato finale: il formaggio grattugiato. Non deriva, ovvio, né da parmigiano né da grana padano o da altri formaggi duri fatti direttamente con il latte, ma da un "fuso" insaporito a seconda della percentuale di croste o scarti immessi nella fusione. Eccole, riempite con il prodotto delle due aziende-pirata, le classiche buste di grattugiato che finiscono sulle nostre tavole. "Di aziende come queste c'è pieno - dice un investigatore anti-frode - e i grandi marchi se ne servono abbondantemente. È un sistema di vasi cinesi che va combattuto e stroncato. I ministeri della Salute e dell'Agricoltura, adesso, dovrebbero intervenire pesantemente".

PAOLO BERIZZI

lunedì 22 settembre 2008

La pasta e, il buonumore



Talvolta basta poco per sentirsi felici, ad esempio può essere sufficiente un bel piatto di spaghetti. Non è uno scherzo né un modo di dire. I nutrizionisti promuovono la pasta non solo come toccasana per il benessere fisico ma anche per quello psicologico.
"La pasta, infatti, contiene il triptofano, un aminoacido che si trasforma in serotonina, il cosiddetto ormone della felicità ed è per questo che mangiando la pasta si ha una sensazione di benessere e di piacere", spiega Mauro Defendente Febbrari, esperto in malattie del metabolismo e Nutrizione Chimica a pochi giorni dalla manifestazione 'I Primi d’Italia', festival dedicato alla pasta, giunto alla X edizione, che si terrà a Foligno (Pg) dal 25 al 28 settembre 2008.
Gli italiani sono i più grandi consumatori mondiali di pasta, con 28 kg a testa mangiati in un anno.
La dottoressa Maria Gabriella Carfora, evidenziando i pregi del nostro piatto nazionale anche sull'umore, ricorda che da alcuni dati scientifici è emerso che con un'alimentazione priva di carboidrati si rischia, dopo qualche mese, depressione, irritabilità ed insonnia. E non sono gli unici danni legati a una dieta che 'cancella' i primi piatti.
"Eliminare i carboidrati dalla tavola per mangiare più proteine, a lungo andare provoca problemi che possono interessare diversi organi come i reni e il cuore - spiega il prof.Giorgio Calabrese, docente di alimentazione e nutrizione umana all'università Cattolica S. Cuore di Piacenza e membro dell'Authority europea sulla sicurezza alimentare – mentre mangiare un buon piatto di pasta apporta il giusto apporto di carboidrati e una lenta secrezione di insulina permettendoci di difenderci dall'obesità". Sì alla pasta dunque anche per chi vuole controllare la linea?
"Certo", dice Primo Vercilli, medico dietologo. "Le 350 calorie fornite da 100 grammi di spaghetti, o altra pasta, sconditi non possono essere accusate di creare problemi dietetici. Che la pasta faccia ingrassare – prosegue - è un luogo comune che va sfatato. Analizzando le caratteristiche nutrizionali della pasta, è da sottolineare poi che l'amido (che costituisce la percentuale più alta dei carboidrati presenti nel prodotto) è una fonte energetica ottimale, ed è di elevatissima digeribilità". Al festival "I primi d'Italia" saranno protagonisti, oltre la pasta, riso, zuppe, gnocchi e polenta, in una quattro giorni culinaria che prevede degustazioni, lezioni di cucina, dimostrazioni di grandi chef, momenti di cultura e di spettacolo dedicati alla pasta e ai prodotti agroalimentari indispensabili per la creazione dei primi.
tratto da salute.it

sabato 20 settembre 2008

Biologico? Ni


Nel 1862 un filosofo tedesco chiamato Ludwig Feuerbach (non so se sia ancora ospite dei licei dell’italico sfacelo) scrisse una frase diventata famosa: l’uomo è ciò che mangia.
Dal punto di vista biologico, forse sarebbe più esatto dire: l’uomo è ciò che mangia, ciò che non mangia e ciò che costruisce dentro quel laboratorio in gran parte sconosciuto che è l’organismo.
Non è mia intenzione affliggere i frequentatori di questo blog con disquisizioni di biochimica e, dunque, la finisco qui. Quello che è certo è che il benessere dell’individuo non può prescindere dalla qualità dell’alimentazione.
Negli ultimi decenni, a velocità crescente, la dieta occidentale si è appiattita e, nel contempo, impoverita. Oggi i cereali lavorati, così tipici della cultura primonovecentesca fanatica religiosa americana, hanno invaso le tavole della prima colazione (ora breakfast) persino dei mediterranei, gli yogurt industriali arrivano dai posti più impensati (è di oggi la notizia che il Canada ha tolto dai suoi supermercati lo yogurt cinese!), le bibite gassate accompagnano addirittura i pasti e così via.
Dal punto di vista alimentare, trattasi d’ignobili porcherie.
I cereali sono svuotati delle loro componenti più preziose che vengono vendute a parte e a carissimo prezzo; per di più, alcuni, come quelli soffiati, subiscono cotture a temperature tanto elevate da riempirli di acroleina, uno dei veleni delle sigarette. Gli yogurt contengono batteri utili che, nella migliore delle ipotesi, sono in
coma profondo o, in altri casi, batteri addizionati con gran clamore pubblicitario ma privi di qualsiasi funzione scientificamente dimostrata, positiva o negativa che sia, sul nostro organismo. Le bibite gassate sono micidiali per le quantità esagerate di zuccheri che contengono quando non per i coloranti, senza dire delle loro quanto meno sospette ricette segrete, e si potrebbe continuare all’infinito.
Uno dei tanti problemi che ci affliggono è l’impoverimento del suolo. Noi non ruotiamo più le colture, tecnica indispensabile, tra l’altro, per fissare le sostanze azotate, e usiamo concimi chimici, peraltro inquinanti quanto mai nel processo di fabbricazione, che restituiscono alla terra solo una modestissima e del tutto insufficiente varietà di sostanze chimiche.
Ecco, allora, per vivere una vita possibilmente sana, la necessità di far ricorso ai cosiddetti alimenti biologici, quelli fabbricati con materie prime le più vicine possibili a quelle che erano prima che l’uomo intervenisse così sventatamente sulla Natura. Non esistono dubbi: il contenuto di vitamine di un vegetale coltivato con quei criteri è sostanzialmente superiore a quello dei poveri cereali, della povera frutta o delle povere verdure industriali. E così per molte altre sostanze necessarie. Ma anche il biologico ha qualche problema.
Il più appariscente è quello dei costi, certo non di poco più elevati rispetto a quelli dei cibi che ci vengono offerti ormai di norma. L’altro, magari un po’ più per addetti ai lavori, è quello delle confezioni che troppo raramente sono ecocompatibili, con plastiche non biodegradabili, non di rado mescolate a cartone e a metalli, confezioni difficilissime o, in termini pratici, impossibili da recuperare in qualche modo. Ma c’è altro.
Nel nostro laboratorio noi abbiamo esaminato centinaia di alimenti, prendendoli in modo del tutto casuale dagli scaffali dei supermercati, e abbiamo valutato il loro contenuto in inquinanti particolati inorganici. Senza grande sorpresa abbiamo costatato come non esista differenza apprezzabile tra alimenti biologici e tutto il resto: le polveri si trovano in uguale misura nelle due categorie. Per non incorrere in equivoci, sottolineo che dovunque ci sono alimenti perfettamente puliti (parlo sempre di micro e nanoparticelle), e non sono pochi, ma che, se il contenuto di polveri deve essere un criterio di scelta, biologico o no non fa differenza.

Il motivo è semplice: le nanoparticelle non esistono. Non esistono per la legge, non esistono per gli enti di controllo, non esistono, non esistono, perciò, per i produttori. Esistono, ahimé, per i nostri organi, compresi quelli dei produttori.
Tempo fa due industrie e una grande catena di distribuzione ci chiesero di esaminare qualche loro prodotto. Il risultato fu che micro e nanoparticelle inorganiche ce n’erano, non dappertutto, ma ce n’erano. Eliminarle sarebbe stato tecnicamente possibile, ma questo avrebbe significato spendere qualche soldo, impegnare un po’ di persone e, soprattutto, attirare l’attenzione su un fatto ufficialmente inesistente. Dunque, perché tirarsi la zappa sui piedi? Occhio non vede, cuore non duole. Fino a che la legge non interviene (ma si può fare in modo che non intervenga o lo faccia fra chissà quanto, vedi amianto, DDT, CFC, ecc.) e, soprattutto, fino a che i clienti non si accorgono di nulla e continueranno a premiare con i loro acquisti i prodotti inquinati, avanti a tutta! Del doman non v’è certezza, dice il poeta.
A questo punto, conscio come sono dei pericoli causati dalle polveri inorganiche non biodegradabili e da utilizzatore di alimenti biologici, mi auguro che le aziende, almeno quelle bio, aprano gli occhi. Prima o poi saranno costrette a farlo e quello sarà un momento di crisi per un mercato, isterico com’è, che andrà a precipizio. Ricordate le fiorentine nel periodo della mucca pazza o i polli nella tempesta dell’aviaria?

di Stefano Montanari