lunedì 24 maggio 2010
Colazione la mattina ?
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Leon
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giovedì 15 aprile 2010
Il cibo spazzatura crea una dipendenza simile a quella da nicotina e droga
Hamburger, patatine fritte, merendine dolci, ossia il cibo-spazzatura, crea
una dipendenza simile a quella da nicotina e droga.
È quanto ha scoperto un'équipe di ricercatori Usa che ha rivelato su 'Nature
Neuroscience' i meccanismi che danno vita al vincolo e a vere e proprie
crisi di astinenza quando si cerca di smettere di mangiare i piatti più
saporiti ma meno salutari.
Gli autori della ricerca, Paul Johnson e Paul Kenny, dell'Istituto Scripps a
Jupiter in Florida, lo hanno dimostrato trasformando ratti di laboratorio in
consumatori compulsivi di cibi-spazzatura. Hanno osservato così che, come
nella dipendenza da fumo e droga, anche in quella dal cibo-spazzatura si
indebolisce l'attivazione dei circuiti cerebrali della ricompensa, che in
condizioni normali scattano immediatamente quando si vive un'esperienza
piacevole. Alle cavie sono state date bacon, salsicce, dolci e cioccolato.
Gli animali hanno così gradito il nuovo cibo che sono rapidamente
ingrassati. In poco tempo è precipitata la loro sensibilità alla ricompensa,
proprio come avviene in chi è dipendente da droghe. I ricercatori hanno
anche appurato che nei ratti come nell'uomo, la dipendenza impedisce di
interrompere l'assunzione di una sostanza anche quando è chiaro che questa è
pericolosa per la salute.
Hanno così associato il consumo dei cibi ipercalorici alla comparsa di un
segnale luminoso e a un dolore ad una zampa: non appena si accendeva la luce
i ratti normali rinunciavano volentieri allo stuzzichino pur di non provare
dolore, mentre i ratti obesi e dipendenti continuavano a mangiare.
Io lo sostengo da anni, senza essere un ricercatore incamiciato di bianco e senza la necessità di dover chiudere in gabbia alcun topolino...
La pizza, le patatine fritte, i dolcini, la coca cola sono tutte, a mio avviso, delle droghe. Cibo che toglie la fame (per qualche istante) ma che non nutre e mai potrà nutrire. Non riconosciuto dal corpo che non lo assimila, lo deposita facendo aumentare di volume il drogato inconsapevole di turno. Fermenta al nostro interno, inacidisce e con questi processi inacidisce anche il mal capitato (ovverro il 90 % della popolazione occidentale) . La pelle invecchia, gli organi si contorgono, le vene si ostruiscono, il sangue è carente di ossigeno, il fiato si fa corto prima e inesistente poi, si muore ogni giorno di un lento suicidio autoindotto, il "lento suicidio del coglione".
Fonte: salute.agi.it
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Leon
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domenica 7 febbraio 2010
Meno rughe con qualche kilo in più

Sopra i 50, qualche chilo in più fa sentire più giovani. La sensazione di essere in sovrappeso ha senz'altro conseguenze nefaste sul nostro equilibrio psicofisico, ma aiuta a conservare la freschezza della pelle.
Lo sostengono alcuni ricercatori della Case Western Reserve School of Medicine di Cleveland negli Stati Uniti, secondo i quali appunto “essere leggermente sovrappeso aiuta a mascherare la presenza delle rughe, conferendo un aspetto più giovane. Questo potrebbe spiegare il segreto dell'aspetto giovanile di molte celebrità al di sopra dei 50 anni”.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Archives of Dermatology, ha preso in esame gli effetti dell'invecchiamento su 65 coppie di gemelli, analizzando una serie di aspetti dello stile di vita dei volontari per riuscire a determinare una divisione delle responsabilità di ogni fattore. In primo luogo, i ricercatori hanno voluto sottolineare l'importanza di certe abitudini nella progressiva perdita di un aspetto giovanile.
Spiega la dott.ssa Kathryn Martires, che ha coordinato la ricerca: “anche se la maggior parte delle cause è genetica, tuttavia oltre il 40 per cento dei fattori è determinato dall'ambiente e dallo stile di vita, come ad esempio la troppa esposizione al sole o il fumo di sigaretta. Le relazioni tra fumo, aumento di peso, uso delle creme solare, cancro della pelle e foto-danneggiamento indicano che questi fattori sono collegati all'invecchiamento cutaneo indipendentemente dai fattori genetici. Per proteggere la pelle si può quindi iniziare a ridurre i comportamenti a rischio”.
I ricercatori hanno però scoperto che l'aumento di peso costituisce un fattore negativo soltanto fino ad una certa età, i 50 anni appunto, superata la quale qualche chilo in più riuscirebbe a mascherare meglio la presenza di imperfezioni dell'epidermide: “confrontando l'aspetto dei gemelli, abbiamo scoperto che normalmente i chili di troppo li rendono più vecchi. Tuttavia, superati i 50 anni di età, l'effetto del grasso in più cambiava, e dava un aspetto più giovane. Nonostante il grasso in eccesso aumenti in realtà la suscettibilità ai danni della pelle, l'effetto di appiattimento delle rughe maschera i segni dell'età”.
Il risultato più importante dello studio è costituito comunque dalla convinzione dei medici che quasi la metà delle rughe possano essere scongiurate da uno stile di vita più attento.
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martedì 5 gennaio 2010
Auguri di buon Anno
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Leon
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sabato 24 ottobre 2009
No ai cibi stracotti perchè perdono le loro virtù
Esistono alcuni semplici accorgimenti per sfruttare al meglio le sostanze presenti negli alimenti, in particolare in quelli vegetali. Intanto dovrebbero essere introdotti nella dieta gradualmente e in quantità sempre più sostenute, in modo tale che l’organismo si abitui ad assimilarli. E, come regola generale, vanno poco cotti: solo in questo modo non si distruggono le vitamine e gli enzimi che rinforzano il sistema immunitario, né si compromettono i sapori. Evitando così di esagerare con i condimenti.
Si consiglia di consumare 6 porzioni al giorno di verdura e frutta: tradotto in grammi, significa 250 g di verdure e ortaggi da cuocere, 100 g di insalate con ortaggi freschi, un frutto grande (arancia o mela) oppure 100 g di frutti medi o piccoli (prugne, ciliegie, fragole).E’ possibile raddoppiare le porzioni per esempio mangiando 2 arance o consumando carote o frutta per spuntino, anziché merendine, crackers o caramelle.
Per coprire le 3-4 porzioni prescritte di legumi e cereali, si può scegliere per esempio tra 60 g di pane integrale, 40 g di fiocchi d’avena, 80 g di pasta o riso integrale, 60 g di polenta di semola, 100 g di chicchi di mais freschi, 100-120 g di legumi freschi o surgelati, 35-50 g se secchi.
Spesso per motivi di lavoro si è obbligati a mangiare in mense aziendali, bar e ristoranti dove è molto difficile trovare i cibi proposti dalla nostra dieta.
In mensa conviene scegliere un primo di legumi e un’insalata mista con rucola, pane integrale e frutta fresca.
Al bar ordinate il panino più integrale pregando di farcirlo con pomodoro rosso, una fettina di cipolla e magari una striscia di doppio concentrato di pomodoro. Come bevanda una spremuta fresca di arancia.
A casa bisogna mangiare il più crudo possibile, perché per effetto del calore si perde la vitamina C. Il betacarotene ( presente nelle verdure verdi e arancio) resiste alle brevi cotture al vapore, la carota si gusta cruda. Invece il licopene del pomodoro resiste anche alla cottura, gli anticancro di cereali e legumi non temono il calore.
Articolo a cura della dietista
Mariagnese Torrisi
Si consiglia di consumare 6 porzioni al giorno di verdura e frutta: tradotto in grammi, significa 250 g di verdure e ortaggi da cuocere, 100 g di insalate con ortaggi freschi, un frutto grande (arancia o mela) oppure 100 g di frutti medi o piccoli (prugne, ciliegie, fragole).E’ possibile raddoppiare le porzioni per esempio mangiando 2 arance o consumando carote o frutta per spuntino, anziché merendine, crackers o caramelle.
Per coprire le 3-4 porzioni prescritte di legumi e cereali, si può scegliere per esempio tra 60 g di pane integrale, 40 g di fiocchi d’avena, 80 g di pasta o riso integrale, 60 g di polenta di semola, 100 g di chicchi di mais freschi, 100-120 g di legumi freschi o surgelati, 35-50 g se secchi.
Spesso per motivi di lavoro si è obbligati a mangiare in mense aziendali, bar e ristoranti dove è molto difficile trovare i cibi proposti dalla nostra dieta.
In mensa conviene scegliere un primo di legumi e un’insalata mista con rucola, pane integrale e frutta fresca.
Al bar ordinate il panino più integrale pregando di farcirlo con pomodoro rosso, una fettina di cipolla e magari una striscia di doppio concentrato di pomodoro. Come bevanda una spremuta fresca di arancia.
A casa bisogna mangiare il più crudo possibile, perché per effetto del calore si perde la vitamina C. Il betacarotene ( presente nelle verdure verdi e arancio) resiste alle brevi cotture al vapore, la carota si gusta cruda. Invece il licopene del pomodoro resiste anche alla cottura, gli anticancro di cereali e legumi non temono il calore.
Articolo a cura della dietista
Mariagnese Torrisi
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mercoledì 2 settembre 2009
Un po' d'affetto per soli 20 dollari

SE al mattino appena svegli desiderate che qualcuno vi abbracci ma l'unico calore che ricevete è quello della tazzina del caffè, probabilmente siete in crisi d'astinenza da coccole. Per aiutare i disperati che si trovano in questa situazione due professionisti di New York hanno inventato i "Cuddle Parties" ("feste a base di coccole"), incontri totalmente platonici durante i quali i partecipanti danno e ricevono carezze e baci senza alcun tornaconto sessuale.
Una overdose di tenerezza, ma previo pagamento: partecipare costa tra i 20 e i 40 dollari, pedaggio che in tempi di crisi dovrebbe incoraggiare a cercare un partner fisso con il quale scambiare carezze gratuite a volontà. Ma a New York è forse più facile tirare fuori la carta di credito che un sorriso e lo dimostra il fatto che dal debutto, circa un anno fa, l'iniziativa ha raccolto oltre 700 partecipanti.
L'ondata di "tenerezza a pagamento" si è spostata verso la costa californiana, contagiando gli Stati Uniti da est a ovest con la chimera delle coccole su ordinazione. "E' un'idea carina ma nasconde un sistema fuorviante - spiega la sessuologa Francesca Romana Tiberi - e può avere solo un effetto placebo. Il sollievo è transitorio, un po' come se si prendesse un ansiolitico, e una volta passato il momento ci si sente ancora più soli. Come quando qualcuno paga una prostituta ma le chiede solo di chiacchierare".
Ad ogni incontro partecipano in media una dozzina di persone in pigiama e qualunque tipo di approccio sessuale è proibito, pena l'espulsione istantanea. L'idea di organizzare a New York il primo "Cuddle Party" è venuta a Reid Mihalko e Marcia Baczynski, "sex coach" di 37 anni lui, consulente di coppia 27enne lei: dopo aver osservato le lacrime liberatorie di una cliente che aveva appena ricevuto un massaggio, Reid ha pensato che forse era giunto il momento di vendere, ai cittadini della metropoli con il più alto tasso di solitudine al mondo, anche un po' di contatto fisico.
"Il nostro obiettivo - spiega Marcia - è quello di creare un ambiente rilassato e divertente. Alle nostre feste nessuno si droga, nessuno si spoglia, tutti chiedono il permesso prima di fare una carezza. Ci sono regole precise da rispettare ed è questo che mette tutti a loro agio". Tra le regole d'oro c'è per fortuna anche quella di farsi, prima, una doccia, evitando gli incontri quando non ci si sente in forma smagliante.
Il sito Cuddleparty mostra foto di giovani sorridenti e affettuosi intenti a tenersi per mano e a scambiarsi baci sulle guance. E qualcuno sta già segnando in agenda i prossimi incontri: dal 23 al 25 ottobre a New York, dal 13 al 15 novembre a Seattle, dal 22 al 24 gennaio ad Atlanta e dal 26 al 28 febbraio ad Oakland, in California.
di SARA FICOCELLI
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sabato 15 agosto 2009
Gli italiano amano il cibo a km 0

Consumatori italiani sempre più attenti ed esigenti sul cibo. In tanti vorrebbero l'etichetta contachilometri".
La qualità (componenti, provenienza, denominazione d'origine) da sola ora non basta più, molto meglio se quello che si mangia è anche eco-sostenibile. Otto italiani su dieci ritengono infatti che le etichette dei prodotti dovrebbero avere una sorta di "contachilometri" che misuri le emissioni di gas ad effetto serra. E' quanto risulta da una analisi della Coldiretti basata sul rapporto Eurobarometro sull'attitudine dei consumatori europei al consumo ecologico.
Gli italiani - sottolinea la Coldiretti - si dimostrano più interessati al "contachilometri" ecologico in etichetta rispetto alla media dei cittadini europei che pur mostrano, con il 72%, una grande sensibilità per rendere obbligatoria questa indicazione del consumo di anidride carbonica (CO2) in etichetta. Ben il 37% dei consumatori italiani ritengono inoltre che la distribuzione commerciale dovrebbe fornire maggiori informazioni sui prodotti sostenibili dal punto di vista ambientale ai quali secondo il 25% dovrebbe essere addirittura dedicato un angolo apposito all'interno dei negozi mentre il 15% ritiene che debbano essere comunque resi più visibili sugli scaffali.
Coldiretti ha quindi avviato una mobilitazione per arrivare all'introduzione dell'obbligo di indicare in etichetta la provenienza di cibi in vendita alla disponibilità di spazi adeguati nella distribuzione commerciale, dove poter acquistare alimenti locali che non devono essere trasportati per lunghe distanze, dai mercati degli agricoltori di campagna amica dove si vendono prodotti locali fino all'inaugurazione del primo circuito a chilometri zero di ristoranti, gelaterie, osterie e snack bar.
L'impatto dei prodotti alimentari sull'ambiente è infatti molto importante per la decisione di acquisto di oltre la metà degli italiani (54%) che gli attribuiscono un valore doppio rispetto alla marca. Sempre secondo la Coldiretti consumando prodotti locali e di stagione e facendo attenzione agli imballaggi, una famiglia può arrivare ad abbattere solo a tavola fino a 1000 chili di anidride carbonica (CO2) l'anno. E' stato infatti calcolato ad esempio che il vino dall'Australia per giungere sulle tavole italiane deve percorre oltre 16mila chilometri con un consumo di 9,4 chili di petrolio e l'emissione di 29,3 chili di anidride carbonica mentre le prugne dal Cile che devono volare 12mila chilometri con un consumo di 7,1 kg di petrolio che liberano 22 chili di anidride carbonica e la carne argentina viaggia per 11mila bruciando 6,7 chili di petrolio e liberando 20,8 chili di anidride carbonica attraverso il trasporto con mezzi aerei.
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Leon
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