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lunedì 24 maggio 2010

Colazione la mattina ?



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Nessun animale mangia se non ha fame nè beve senza avere sete.

Il consiglio abbastanza diffuso tra i nutrizionisti di fare un'abbondate colazione prima di recarsi al lavoro è, a mio avviso, come voler aggiungere carburante nel serbatoio ancora pieno di un'automobile prima di mettersi in viaggio.

Nel rispetto delle esigenze nutrizionali e metaboliche del nostro organismo, come succede per tutti gli altri animali, dovremmo invece nutrirci solo quando sentiamo l'esigenza di farlo, non a cadenze stabilite. Molto difficilmente si ha vera fame la mattina appena svegli perché l'organismo rispetta le fasi fisiologiche circadiane della nutrizione: dalle ore 12,00 alle 20,00 fase introduttiva, dalle ore 20,00 alle 4,00 fase assimilativa e dalle 4,00 alle 12,00 fase eliminativa. Quindi mangiare la mattina presto significa, nella stragrande maggioranza dei casi, mangiare senza fame e quindi forzare il nostro organismo a compiere un lavoro aggiuntivo mentre è impegnato in una fase diversa da quella introduttiva con conseguente dispendio di energie vitali.

L'usanza a consumare tre pasti al giorno è abbastanza recente. Nell'antichità nessuno usava consumare colazione, pranzo e cena. Nel periodo di massimo potere, greci e romani mangiavano una volta la giorno, la sera: avevano una salute di ferro e corpi molto atletici. Le loro armate erano le più forti. Marciavano per settimane senza fatica con enormi pesi sulle spalle. Tra l'altro, di tanto in tanto digiunavano. La loro decadenza fu dovuta in gran parte alle loro orge alimentari alle quali si abbandonarono quando ebbero sottomesso altri popoli.

Erotodo dice che i Persi, sotto il generale Serse, consumavano un solo pasto al giorno. Anche gli ebrei, da Mosè a Gesù, mangiavano una volta al giorno. Le Sacre Scritture addirittura mettevano in guardia le popolazioni che mangiavano al mattino. Pare che gli inglesi abbiano adottato l'uso dei tre pasti giornalieri soltanto sotto il regno di Elisabetta, mentre prima non facevano la colazione al mattino.

Il tempo medio di svuotamento completo dell'intestino a seconda della dieta va da 35ore (africani, indigeni) a 90 ore (inglesi, americani), e siccome il lavoro fisico o mentale intenso ostacola la digestione, la rallenta o addirittura la arresta del tutto, (affinché un cibo apporti energia deve essere digerito e assorbito), ne consegue che la prima colazione al mattino non può fornire l'energia necessaria per la giornata, anzi, l'impegno della digestione sottrae energia e capacità lavorativa all'organismo. Infatti, durante la digestione i vasi sanguigni della digestione richiedono un afflusso maggiore di sangue, ne consegue che i vasi sanguigni delle altre parti del corpo si contraggono per compensare la dilatazione. Però se contemporaneamente lavorano il cervello e i muscoli anche questi richiedono sangue, con il conseguente rallentamento della digestione. Un apporto maggiore di sangue non può affluire contemporaneamente in tutte le parti del corpo: se una parte ne ha di più un'altra ne ha di meno. In sostanza, il corpo non può compiere bene due lavori nello stesso tempo: o lavora o digerisce. Gli animali in natura non vanno a caccia dopo aver mangiato, ma si riposano o addirittura dormono.

Per tanto, se non si ha fame al mattino il consiglio è di:

- non fare colazione, falla il più tardi possibile o al limite mangia solo frutta fresca la quale non assorbe in alcun modo energia all'organismo e al contrario di quanto si crede, basta annullare la colazione la mattina per rendersi conto della carica di energia, forza e vigore di cui è capace il nostro organismo;

- consuma il pasto più importante della giornata non prima di mezzogiorno e non cenare dopo le 20,00;

- riposati dopo aver mangiato; durante il riposo infatti il sangue affluisce al cervello in modo ridotto di conseguenza una maggiore quantità viene utilizzata per la digestione così la digestione può avvenire senza intralci, anche perché durante il riposo, o il sonno, non si è turbati da preoccupazioni ansie, emozioni che rallentano la digestione. Inoltre, il pranzo deve essere leggero se la cena è stata consistente.

- Chi è abituato a fare una ricca colazione la mattina a base di carboidrati e zuccheri industriali, saltare di colpo la prima colazione probabilmente gli darebbe sensazione di stanchezza fisica o mentale, perché tali sostanze causano dipendenza finché l'organismo non è disintossicato.

In sostanza, tre pasti al giorno, il mangiare in fretta, combinare male gli alimenti, il mangiare cibi industriali (cosiddetti cibi spazzatura), cibi uccisi con il fuoco, cibi incompatibili con la nostra natura... troppo spesso sono causa di sofferenze e invecchiamento precoce.
di Franco Libero Manco

giovedì 15 aprile 2010

Il cibo spazzatura crea una dipendenza simile a quella da nicotina e droga


Hamburger, patatine fritte, merendine dolci, ossia il cibo-spazzatura, crea
una dipendenza simile a quella da nicotina e droga.

È quanto ha scoperto un'équipe di ricercatori Usa che ha rivelato su 'Nature
Neuroscience' i meccanismi che danno vita al vincolo e a vere e proprie
crisi di astinenza quando si cerca di smettere di mangiare i piatti più
saporiti ma meno salutari.

Gli autori della ricerca, Paul Johnson e Paul Kenny, dell'Istituto Scripps a
Jupiter in Florida, lo hanno dimostrato trasformando ratti di laboratorio in
consumatori compulsivi di cibi-spazzatura. Hanno osservato così che, come
nella dipendenza da fumo e droga, anche in quella dal cibo-spazzatura si
indebolisce l'attivazione dei circuiti cerebrali della ricompensa, che in
condizioni normali scattano immediatamente quando si vive un'esperienza
piacevole. Alle cavie sono state date bacon, salsicce, dolci e cioccolato.

Gli animali hanno così gradito il nuovo cibo che sono rapidamente
ingrassati. In poco tempo è precipitata la loro sensibilità alla ricompensa,
proprio come avviene in chi è dipendente da droghe. I ricercatori hanno
anche appurato che nei ratti come nell'uomo, la dipendenza impedisce di
interrompere l'assunzione di una sostanza anche quando è chiaro che questa è
pericolosa per la salute.

Hanno così associato il consumo dei cibi ipercalorici alla comparsa di un
segnale luminoso e a un dolore ad una zampa: non appena si accendeva la luce
i ratti normali rinunciavano volentieri allo stuzzichino pur di non provare
dolore, mentre i ratti obesi e dipendenti continuavano a mangiare.

Io lo sostengo da anni, senza essere un ricercatore incamiciato di bianco e senza la necessità di dover chiudere in gabbia alcun topolino...

La pizza, le patatine fritte, i dolcini, la coca cola sono tutte, a mio avviso, delle droghe. Cibo che toglie la fame (per qualche istante) ma che non nutre e mai potrà nutrire. Non riconosciuto dal corpo che non lo assimila, lo deposita facendo aumentare di volume il drogato inconsapevole di turno. Fermenta al nostro interno, inacidisce e con questi processi inacidisce anche il mal capitato (ovverro il 90 % della popolazione occidentale) . La pelle invecchia, gli organi si contorgono, le vene si ostruiscono, il sangue è carente di ossigeno, il fiato si fa corto prima e inesistente poi, si muore ogni giorno di un lento suicidio autoindotto, il "lento suicidio del coglione".
Fonte: salute.agi.it

domenica 7 febbraio 2010

Meno rughe con qualche kilo in più


Sopra i 50, qualche chilo in più fa sentire più giovani. La sensazione di essere in sovrappeso ha senz'altro conseguenze nefaste sul nostro equilibrio psicofisico, ma aiuta a conservare la freschezza della pelle.
Lo sostengono alcuni ricercatori della Case Western Reserve School of Medicine di Cleveland negli Stati Uniti, secondo i quali appunto “essere leggermente sovrappeso aiuta a mascherare la presenza delle rughe, conferendo un aspetto più giovane. Questo potrebbe spiegare il segreto dell'aspetto giovanile di molte celebrità al di sopra dei 50 anni”.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Archives of Dermatology, ha preso in esame gli effetti dell'invecchiamento su 65 coppie di gemelli, analizzando una serie di aspetti dello stile di vita dei volontari per riuscire a determinare una divisione delle responsabilità di ogni fattore. In primo luogo, i ricercatori hanno voluto sottolineare l'importanza di certe abitudini nella progressiva perdita di un aspetto giovanile.
Spiega la dott.ssa Kathryn Martires, che ha coordinato la ricerca: “anche se la maggior parte delle cause è genetica, tuttavia oltre il 40 per cento dei fattori è determinato dall'ambiente e dallo stile di vita, come ad esempio la troppa esposizione al sole o il fumo di sigaretta. Le relazioni tra fumo, aumento di peso, uso delle creme solare, cancro della pelle e foto-danneggiamento indicano che questi fattori sono collegati all'invecchiamento cutaneo indipendentemente dai fattori genetici. Per proteggere la pelle si può quindi iniziare a ridurre i comportamenti a rischio”.
I ricercatori hanno però scoperto che l'aumento di peso costituisce un fattore negativo soltanto fino ad una certa età, i 50 anni appunto, superata la quale qualche chilo in più riuscirebbe a mascherare meglio la presenza di imperfezioni dell'epidermide: “confrontando l'aspetto dei gemelli, abbiamo scoperto che normalmente i chili di troppo li rendono più vecchi. Tuttavia, superati i 50 anni di età, l'effetto del grasso in più cambiava, e dava un aspetto più giovane. Nonostante il grasso in eccesso aumenti in realtà la suscettibilità ai danni della pelle, l'effetto di appiattimento delle rughe maschera i segni dell'età”.
Il risultato più importante dello studio è costituito comunque dalla convinzione dei medici che quasi la metà delle rughe possano essere scongiurate da uno stile di vita più attento.

martedì 5 gennaio 2010

Auguri di buon Anno

sabato 24 ottobre 2009

No ai cibi stracotti perchè perdono le loro virtù

Esistono alcuni semplici accorgimenti per sfruttare al meglio le sostanze presenti negli alimenti, in particolare in quelli vegetali. Intanto dovrebbero essere introdotti nella dieta gradualmente e in quantità sempre più sostenute, in modo tale che l’organismo si abitui ad assimilarli. E, come regola generale, vanno poco cotti: solo in questo modo non si distruggono le vitamine e gli enzimi che rinforzano il sistema immunitario, né si compromettono i sapori. Evitando così di esagerare con i condimenti.
Si consiglia di consumare 6 porzioni al giorno di verdura e frutta: tradotto in grammi, significa 250 g di verdure e ortaggi da cuocere, 100 g di insalate con ortaggi freschi, un frutto grande (arancia o mela) oppure 100 g di frutti medi o piccoli (prugne, ciliegie, fragole).E’ possibile raddoppiare le porzioni per esempio mangiando 2 arance o consumando carote o frutta per spuntino, anziché merendine, crackers o caramelle.
Per coprire le 3-4 porzioni prescritte di legumi e cereali, si può scegliere per esempio tra 60 g di pane integrale, 40 g di fiocchi d’avena, 80 g di pasta o riso integrale, 60 g di polenta di semola, 100 g di chicchi di mais freschi, 100-120 g di legumi freschi o surgelati, 35-50 g se secchi.
Spesso per motivi di lavoro si è obbligati a mangiare in mense aziendali, bar e ristoranti dove è molto difficile trovare i cibi proposti dalla nostra dieta.
In mensa conviene scegliere un primo di legumi e un’insalata mista con rucola, pane integrale e frutta fresca.
Al bar ordinate il panino più integrale pregando di farcirlo con pomodoro rosso, una fettina di cipolla e magari una striscia di doppio concentrato di pomodoro. Come bevanda una spremuta fresca di arancia.
A casa bisogna mangiare il più crudo possibile, perché per effetto del calore si perde la vitamina C. Il betacarotene ( presente nelle verdure verdi e arancio) resiste alle brevi cotture al vapore, la carota si gusta cruda. Invece il licopene del pomodoro resiste anche alla cottura, gli anticancro di cereali e legumi non temono il calore.

Articolo a cura della dietista
Mariagnese Torrisi

mercoledì 2 settembre 2009

Un po' d'affetto per soli 20 dollari




SE al mattino appena svegli desiderate che qualcuno vi abbracci ma l'unico calore che ricevete è quello della tazzina del caffè, probabilmente siete in crisi d'astinenza da coccole. Per aiutare i disperati che si trovano in questa situazione due professionisti di New York hanno inventato i "Cuddle Parties" ("feste a base di coccole"), incontri totalmente platonici durante i quali i partecipanti danno e ricevono carezze e baci senza alcun tornaconto sessuale.

Una overdose di tenerezza, ma previo pagamento: partecipare costa tra i 20 e i 40 dollari, pedaggio che in tempi di crisi dovrebbe incoraggiare a cercare un partner fisso con il quale scambiare carezze gratuite a volontà. Ma a New York è forse più facile tirare fuori la carta di credito che un sorriso e lo dimostra il fatto che dal debutto, circa un anno fa, l'iniziativa ha raccolto oltre 700 partecipanti.

L'ondata di "tenerezza a pagamento" si è spostata verso la costa californiana, contagiando gli Stati Uniti da est a ovest con la chimera delle coccole su ordinazione. "E' un'idea carina ma nasconde un sistema fuorviante - spiega la sessuologa Francesca Romana Tiberi - e può avere solo un effetto placebo. Il sollievo è transitorio, un po' come se si prendesse un ansiolitico, e una volta passato il momento ci si sente ancora più soli. Come quando qualcuno paga una prostituta ma le chiede solo di chiacchierare".

Ad ogni incontro partecipano in media una dozzina di persone in pigiama e qualunque tipo di approccio sessuale è proibito, pena l'espulsione istantanea. L'idea di organizzare a New York il primo "Cuddle Party" è venuta a Reid Mihalko e Marcia Baczynski, "sex coach" di 37 anni lui, consulente di coppia 27enne lei: dopo aver osservato le lacrime liberatorie di una cliente che aveva appena ricevuto un massaggio, Reid ha pensato che forse era giunto il momento di vendere, ai cittadini della metropoli con il più alto tasso di solitudine al mondo, anche un po' di contatto fisico.

"Il nostro obiettivo - spiega Marcia - è quello di creare un ambiente rilassato e divertente. Alle nostre feste nessuno si droga, nessuno si spoglia, tutti chiedono il permesso prima di fare una carezza. Ci sono regole precise da rispettare ed è questo che mette tutti a loro agio". Tra le regole d'oro c'è per fortuna anche quella di farsi, prima, una doccia, evitando gli incontri quando non ci si sente in forma smagliante.

Il sito Cuddleparty mostra foto di giovani sorridenti e affettuosi intenti a tenersi per mano e a scambiarsi baci sulle guance. E qualcuno sta già segnando in agenda i prossimi incontri: dal 23 al 25 ottobre a New York, dal 13 al 15 novembre a Seattle, dal 22 al 24 gennaio ad Atlanta e dal 26 al 28 febbraio ad Oakland, in California.
di SARA FICOCELLI

sabato 15 agosto 2009

Gli italiano amano il cibo a km 0


Consumatori italiani sempre più attenti ed esigenti sul cibo. In tanti vorrebbero l'etichetta contachilometri".

La qualità (componenti, provenienza, denominazione d'origine) da sola ora non basta più, molto meglio se quello che si mangia è anche eco-sostenibile. Otto italiani su dieci ritengono infatti che le etichette dei prodotti dovrebbero avere una sorta di "contachilometri" che misuri le emissioni di gas ad effetto serra. E' quanto risulta da una analisi della Coldiretti basata sul rapporto Eurobarometro sull'attitudine dei consumatori europei al consumo ecologico.
Gli italiani - sottolinea la Coldiretti - si dimostrano più interessati al "contachilometri" ecologico in etichetta rispetto alla media dei cittadini europei che pur mostrano, con il 72%, una grande sensibilità per rendere obbligatoria questa indicazione del consumo di anidride carbonica (CO2) in etichetta. Ben il 37% dei consumatori italiani ritengono inoltre che la distribuzione commerciale dovrebbe fornire maggiori informazioni sui prodotti sostenibili dal punto di vista ambientale ai quali secondo il 25% dovrebbe essere addirittura dedicato un angolo apposito all'interno dei negozi mentre il 15% ritiene che debbano essere comunque resi più visibili sugli scaffali.
Coldiretti ha quindi avviato una mobilitazione per arrivare all'introduzione dell'obbligo di indicare in etichetta la provenienza di cibi in vendita alla disponibilità di spazi adeguati nella distribuzione commerciale, dove poter acquistare alimenti locali che non devono essere trasportati per lunghe distanze, dai mercati degli agricoltori di campagna amica dove si vendono prodotti locali fino all'inaugurazione del primo circuito a chilometri zero di ristoranti, gelaterie, osterie e snack bar.
L'impatto dei prodotti alimentari sull'ambiente è infatti molto importante per la decisione di acquisto di oltre la metà degli italiani (54%) che gli attribuiscono un valore doppio rispetto alla marca. Sempre secondo la Coldiretti consumando prodotti locali e di stagione e facendo attenzione agli imballaggi, una famiglia può arrivare ad abbattere solo a tavola fino a 1000 chili di anidride carbonica (CO2) l'anno. E' stato infatti calcolato ad esempio che il vino dall'Australia per giungere sulle tavole italiane deve percorre oltre 16mila chilometri con un consumo di 9,4 chili di petrolio e l'emissione di 29,3 chili di anidride carbonica mentre le prugne dal Cile che devono volare 12mila chilometri con un consumo di 7,1 kg di petrolio che liberano 22 chili di anidride carbonica e la carne argentina viaggia per 11mila bruciando 6,7 chili di petrolio e liberando 20,8 chili di anidride carbonica attraverso il trasporto con mezzi aerei.