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giovedì 12 luglio 2007

Cina: cellulari solari al via!


ROMA - Sta per uscire il primo cellulare che si ricarica anche con l'energia solare: lo produce la cinese Hi-Tech Wealth e per ora sarà disponibile solo in Cina, al prezzo di 385 euro. Con un'ora di esposizione al sole permette di parlare per 40 minuti. È un'innovazione figlia di una tendenza in atto: adesso le aziende del settore sono tute impegnate per ribaltare i rapporti, finora piuttosto burrascosi, tra cellulari e ambiente.
fonte corriere.it

martedì 10 luglio 2007

E la NAVE va ...

La situazione della politica italiana mi sembra come la trama del film di Fellini.
Da una parte chi applaude i passeggeri della nave e dall'altra i passeggeri che si godono la Crociera.
Quanto sarà lungo il viaggio del Rex ?
Il tempo di far maturare gli eventi e tutto sarà più chiaro.
Bè, non invidiate i passeggeri del Rex, la trama è già scritta.
Qualcuno avrà il coraggio di cambiarla?

domenica 8 luglio 2007

Cala Lenta, molto lenta


Ogni manifestazione che tratti la valorizzazione dei prodotti locali è sempre ben accetta.
Ma, quando i produttori locali disertano la manifestazione qualcosa di strano si percepisce.
Sarà che il marchio ti dà una grandezza, una identificazione, una collocazione che ti da quella sicurezza di prodotto consolidato o simile sarà che questo che fa dimenticare l'allungamento della filiera?
Viviamo in un'epoca di marketing sulle spalle dei produttori.
Fino a quando dobbiamo pensare solo a vendere e, non curare (quadagnare) sul prodotto?

giovedì 5 luglio 2007

Il Trabocco di Rinaldo

















IL TRABOCCO SIGNORE DELLE ONDE( trabocco rules the whaves).
A Punta Tufano, nel cuore della Costa dei trabocchi, sulle "vestigia degli antichi padri" risorge il TRABOCCO RULES THE WHAVES), per la passione e la cura di Rinaldo veri, erede diretto e custode della tradizione e della civiltà terramaricola della Gente di vallevò di Rocca S. Giovanni.

Un luogo dell'anima che rinvia ad un mondo reale e fantastico insieme;
che parla di faticose e ingegnose soluzioni nell'affrontare la realtà e la vita;
che racconta magici totem e di eventi esistenziali che si perdono nel tempo;
che incanta con la sua aura poetica e con il suo soffio epico non decifrabile a pieno.
Un groviglio di esperienze, di conoscenze, di scoperte, di fede e di speranza, di mente e di cuore.
Testimonianza viva dell'eterna tensione esplorativa dell'uomo-Ulisse.
Simbolo eloquente della precarietà esistenziale umana,
in guardinga simbiosi con una Natura che non è possibile dominare e possedere definitivamente.
Rimane sempre vivo ed intenso il fascino del Trabocco.
Si erge fiero con la sua maestosa fragilità;
dispiega e gode la sua LIBERTA', nel coraggio di una sfida che non ignora il rischio della tempesta e della sconfitta.
Ti prende, ti sorprende ti esalta, ti sbigottisce, rende con scioccante immediatezza il senso della finitezza e dell'orgoglio dell'uomo che agita la fiaccola di Prometeo.
Domani il sole si leverà ancora sul mare!/?
E' agitato dai flutti, ma non fa tempesta

(FLUCTUAT, NEC MERGITUR!).(Di Giovanni A.)

mercoledì 4 luglio 2007

La politica e le oligarchie affossano l'innovazione e i cervelli italiani

De Rita: "Nulla si muove senza il controllo della politica"
ROMA - L'oligarchia non fa bene alla comunicazione, almeno in Italia. Secondo una ricerca del Censis, il ritardo del nostro paese nei riguardi delle reti telematiche - per cui intendiamo le tecnologie che permettono il cammino delle informazioni sia dal punto di vista infrastrutturale come le reti telefoniche, che contenutistico, ovvero internet e i media - invece di diminuire cercando di allinearsi agli standard europei, è in fase di accelerazione.

Motivo: le oligarchie di potere, pubblico o privato, che detengono o amministrano oligopoli che tendono a soffocare le cosiddette "moltitudini", ovvero i soggetti minori della realtà telematica, spesso più creativi e portatori di innovazione rispetto ai colossi che occupano posizioni dominanti, impedendogli sia di strutturare una minoranza - che anche nella sua marginalità potrebbe contare sulla compattezza di uno status - che di essere assorbite all'interno della macchina più grande dell'oligopolio portando nuova linfa vitale.

In breve: l'oligarchia degli oligopoli in Italia, ed è bene sottolineare il contesto nazionale, tende a schiacciare il soggetto che ne è al di fuori. Spiega Giuseppe De Rita, presidente del Censis, "Manca un tessuto connettivo, un software di connessione, tra queste due realtà che così rimangono isolate danneggiando soprattutto il cammino dell'innovazione. E infatti, analizzando le cifre, si scopre che l'andamento di arretratezza e sviluppo delle moltitudini è inversamente proporzionale, segue cioè un doppio binario perché - aggiunge De Rita - queste ultime sono in crescita esponenziale".

Qualche esempio: nella diffusione delle reti civiche, che in Italia si sono basate essenzialmente sull'iniziativa di singoli o di estranei alla Pubblica amministrazione, nel 1996 i comuni capoluogo online erano il 30%, nel 1999 il 63% e nel 2002 la telematica è stata adottata dal 100% dei comuni capoluogo. Oggi anche dall'86% dei comuni non capoluogo. E anche per quanto riguarda lo sviluppo di soluzioni open source, già nel 2002 la comunità italiana era, per numerosità, la quarta a livello mondiale subito dopo la Francia, la Germania e gli Stati Uniti. Nell'universo dei blog poi, secondo l'ultima indagine in materia di Technorati che risale all'aprile scorso, salta fuori che l'italiano è la quarta lingua parlata a livello mondiale all'interno della blogosfera, a grande distanza naturalmente da inglese e cinese, ma decisamente più diffusa di spagnolo, russo, francese e tedesco.

Anche per quanto concerne i media troviamo grandi concentrazioni, sia televisive - si pensi alla recente acquisizione di Endemol da parte di Mediaset - che di grandi gruppi editoriali con hanno minore o nessuna visibilità televisiva ma che comunque formano grosse concentrazioni. Ciò nonostante, la freepress è in crescita: dalle 4 testate del 2004, si è passati a 19, e in crescita sono anche i numeri delle testate online e dei periodici.

Perché dunque questa scarsezza di risultati, perché non puntare su quelle realtà che, esempi alla mano, più che potenzialità sono già dati di fatto? Secondo De Rita e la ricerca Censis "la presenza di oligopoli, è uno dei fattori, a cui va aggiunto però l'elemento nazionale che tende a riprodurre i vizi italici nella modernità telematica. Ovvero, in parole più semplici, nulla si può muovere senza il controllo della politica, delle gare, delle oligarchie". E fa l'esempio del progetto Socrate di cui quest'anno ricorre il decimo anniversario. Ideato dall'allora monopolista, e pubblica, Telecom prevedeva di portare la banda larga a 1,7 milioni di famiglie entro il 1997. Costato 1500 miliardi di euro, è naufragato in pochi anni.

"E si potrebbe andare avanti elencando il fallimento della gara per l'Umts - continua De Rita - a cui in primis sono stati ammessi soggetti che risultavano graditi, e che poi si è risolta con un guadagno considerevole per le casse dello stato ma un nulla di fatto a livello tecnologico. E che dire del piano dell'ex consigliere di Prodi Angelo Rovati che voleva custodire in mani pubbliche la rete telefonica italiana?". Dalla ricerca Censis insomma salta fuori una logica di protezionismo e chiusura per quanto riguarda la politica, ma anche di scarso interesse al progresso tecnologico da parte di un'industria interessata più al lato finanziario, magari di un temporaneo rialzo in borsa, che a quello dell'innovazione.

L'insistere sulla connotazione nazionale all'interno del "blocco" operato dalla concentrazione dei poteri è essenziale. Perché non tutti gli oligopoli, specialmente in ambito informatico, sono italiani e basta pensare a colossi come Microsoft, Dell, Google o Yahoo. Eppure la situazione all'estero è diversa. Microsoft ha reso le sue tecnologie compatibili con Linux, il sistema operativo open source che da qualche tempo viene proposto anche dalla Dell in alternativa a Windows (la stessa azienda ha poi deciso di non mettere più di serie il sistema Vista della Microsoft a causa delle lamentele degli acquirenti). E come non citare casi notissimi come quelli di Flickr acquistato da Yahoo - che così ha anche cannibalizzato la sua sezione relativa allo scambio fotografico - o YouTube da Google: idee venute dal basso delle moltitudini che si sono integrate nel mainstream. Migliorandolo, ampliandone le possibilità, continuando ad esistere.

Esperienze che contrastano anche solo con la quotidianità italiana in cui il direttore del Censis Giuseppe Roma lamenta di esser stato costretto a stipulare due diversi abbonamenti per la rete internet. Aveva Alice, ma con il suo nuovo computer Apple non c'è stato niente da fare: incompatibili. E così è arrivato un nuovo abbonamento. Un incidente che il gestore poteva evitare facilmente, ma così non è stato. E restando in tema di reti telefoniche, salta fuori che il 70% del mercato concernente la banda larga in Italia è detenuto da aziende monopoliste o ex monopoliste. Una fetta molto vicina a quella della Cina. In tempi recenti anche a quella della Germania che però, nell'arco di pochi anni, è passata dal 90% al 51.

Insomma, un caso come quello della Nokia, passata dal legname alla tecnologia informatica di livello mondiale - e sponsorizzatrice a sua volta di piccole industrie destinate a crescere - sembra assai lontano dalla realtà italiana. Alle cui oligarchie e oligopoli manca, per tornare alle valutazioni del Censis, la visione e l'interesse per il lungo periodo.
repubblica.it

martedì 3 luglio 2007

Lavorare tre ore al giorno per vivere felici


Certe idee utopistiche a volte nascondono un fondo di verità.
Ironia massima “la festa del lavoro del primo maggio”, si risolve con un concerto.
Nessuno che spenda una sola parola sul fatto che le nuove tecnologie sono state concepite per liberare gli esseri umani dal lavoro.
Evviva il primo maggio.
Poi il giorno dopo, per un altro anno, tutti sotto il giogo di orari lavorativi che erodono il tempo della vita e rendono impossibile a chiunque di costruirsi un vero destino.
In realtà ormai lo sanno tutti che lavorare otto o nove ore al giorno è pratica altamente improduttiva, lo sanno tutti che un salario medio è almeno la trentesima parte del profitto che un lavoratore produce. Lo potrebbero capire tutti che la sola funzione di orari di lavoro stressanti è impedire alle persone di essere se stesse e di ragionare, prevedere, capire, creare, amare veramente se stesse e gli altri, insomma, vivere.
Mi chiedo spesso se si tratti più di ipocrisia o di totale mancanza di intelligenza, da parte di chi organizza il sociale.
Immaginate semplicemente con quanto entusiasmo la gente lavorerebbe, avendo una casa e il necessario per vivere con tre ore di lavoro al giorno.
Come succede in Kirghisia, il Paese che ho descritto nel mio libro omonimo. Non solo, ma sparirebbero gran parte delle malattie che affliggono il genere umano, sparirebbe il consumo della droga, sparirebbero le prostitute, sparirebbe perfino il commercio nascosto delle armi. Ma questo forse è il problema, perché chi dirige oggi l’organizzazione della società è interessato all’esistenza del mercato dei farmaci, al mercato della droga, al mercato della prostituzione e al mercato clandestino delle armi. Che fare?Cosa può fare ognuno per affrettare il riscatto dalle fatiche, dal dolore e dalla sottomissione. Penso e ne sono certo che la via giusta sia di scoprire il proprio vero valore,la propria inestimabile preziosità e conseguentemente negare a chiunque, anche a se stessi la possibilità di svendere il proprio vero destino. Santo cielo, penso sempre, chissà se si riuscirà a fare in modo che le persone almeno incomincino ad immaginare una società diversa, un modo di vivere finalmente rispettoso del valore umano.
Silvano Agosti

domenica 1 luglio 2007

L'etica dei nuovi opulenti. Ma fino a quando?


Siamo circondati da un'opulenza vistosa, esibita, sfacciata, volgare e offensiva, ribadita ed enfatizzata ogni giorno dai media, che mortifica e umilia noi del ceto medio che nel frattempo, per quanti sforzi di lavoro si facciano, tendiamo inesorabilmente ad essere risucchiati nel gorgo dei "nuovi poveri".
È un'opulenza di cui, sempre più spesso, si fa fatica a capire origini o ragioni e che ha poco o nulla a che fare con la ricchezza borghese di un tempo.

Max Weber e Werner Sombart hanno magistralmente descritto le attitudini del borghese d'antan: individualista, inquieto, industrioso, attivo, anzi iperattivo, razionale, calcolatore, metodico, ordinato, costante, doverista, frugale, moderato, parsimonioso, timorato di Dio e, infine, amante del rischio economico ma «con juicio». E tuttavia c'è una caratteristica che più di ogni altra qualifica il borghese delle origini e per un lunghissimo tempo. Non è la sete di guadagno in sè e per sè. È che orienta, in modo sistematico, tutta la sua vita al guadagno attraverso il duro lavoro. È questa, in estrema sintesi, quell'«etica protestante del capitalismo» di cui parla Max Weber.

Un giorno chiaccheravo con Pizzinato, sindacalista socialista, che per due anni fu anche a capo della Cgil (era troppo una persona perbene per rimanerci più a lungo e lo cacciarono). Aveva lavorato in Borletti e vi aveva guidato, senza sconti, le dure lotte sindacali degli anni '50. Ma parlava dei «padroni», dei Borletti con grande rispetto. «Perchè ruscavano» come diciamo noi a Milano. Entravano in fabbrica un'ora prima degli operai e ne uscivano un'ora dopo. Angelo Rizzoli jr mi ha raccontato che quando era giovane apprendista nell'azienda che porta tuttora il suo nome, si presentò alle 4 di pomeriggio di un venerdì nell'ufficio di suo nonno, Angelo Rizzoli senior, e gli disse: «Commenda (lo chiamavano così anche in famiglia, ndr), vorrei fare il week end a St. Moritz e vorrei partire ora perchè se aspetto ancora un pò troverò una coda interminabile». E "il Commenda" rispose: «Se tu credi di poter lasciare l'azienda un'ora prima degli altri puoi anche non ripresentarti lunedì».

Questa era l'etica di una borghesia ormai scomparsa. Non che non ci siano tuttora piccoli e medi imprenditori che "ruscano" da mane a sera (e il Nordest ne è un buon esempio), ma a parte che fanno un'enorme fatica, tartassati come sono, a mantenersi a galla e non sono loro che danno il tono a questa società. I Vip dell'opulenza sono altri, finanzieri dalle dubbie origini, avvocati d'affari, mediatori, faccendieri e i personaggi dello show-business tv. È il mondo del denaro facile, fatto senza sudore o vero talento. Alla signorina Gregoracci era stato offerto, per partecipare a «Il Grande Fratello», un milione di euro, cifra che un professore universitario non guadagna in tutta la vita. Ma sono i Ricucci, le Gregoracci & C. i protagonisti su cui il pubblico, con una sorta di masochistica autofagocitazione, si getta per carpirne pettegolezzi, lussi e amori. Non potendo entrare in quel mondo vuole almeno guardarlo dal buco della serratura. Perchè chi ne è fuori non esiste.

Un tempo, in fondo non tanto lontano, nei Cinquanta, almeno in Italia, si poteva essere poveri. Non era una colpa nè una disgrazia. Non si dubitava che si potesse essere poveri e felici. Poi la proposizione divenne "poveri ma felici" («Poveri ma belli», forse qualcuno ricorderà) e in quel "ma", congiunzione avversativa, c'è già tutta una mentalità. Oggi, semplicemente, chi è povero non può essere felice, senza se e senza ma. Ecco perchè la gente cerca di far soldi in tutti i modi, con tutti i mezzi, non importa quali, non importa a che prezzo. Un soggetto totalmente amorale come Fabrizio Corona ne è un prototipo. E, visto come stan le cose, riesce persino difficile dargli tutti i torti.

Massimo Fini